Proveniamo da famiglie nelle quali era antica consuetudine la produzione di vino per le proprie necessità.

Da aiutanti cantinieri e da bevitori sempre più innamorati del vino, abbiamo continuato ed arricchito l’antica consuetudine. Ed è così che nasce Spiriti Ebbri: una visione che è diventata corpo grazie allo spirito (spesso) ebbro di tre amici.

Non siamo vigneron/”cantinon” a tempo pieno e proprio per questo, ci possiamo ritenere più liberi e i nostri vini sono “vini di carattere”, franchi e diretti.

Siamo contenti di affermare, filosoficamente e poeticamente, che produciamo vini libertari, dove lieviti e batteri indigeni - entro certe regole che, purtroppo, siamo costretti a definire di “buon senso” - fanno quello che vogliono, sono ribelli e non facilmente controllabili.

È di sicuro ben più rischiosa e complessa come pratica produttiva, ma è più probabile che possa condurre a vini dotati di grande qualità ed originalità.

Estremizzando, i lieviti ed i batteri selezionati sono senz’altro dei gran lavoratori, precisi e puntali, ma, in fin dei conti, sono semplicemente dei “mercenari”: lavorerebbero per qualunque mosto e sotto qualunque condizione! E non vi è dubbio che in situazioni drammatiche possono evitare di perdere il raccolto. Ma usarli per principio è proprio un diverso modo di intendere il vino, sempre con tutto il rispetto per le varie “filosofie” che convivono nel mondo enologico.

La coscienza: naturale-artigianale

Se il termine “naturale” induce evidentemente molte contraddizioni, è pur evidente l’intento che muove i produttori di siffatti vini, così come è evidente che la maggior parte dei detrattori finge di non capire.

D’altra parte, produrre vini “naturali”, che nella quasi totalità dei casi significa produrre vini “artigianali”, non può, non deve assolutamente significare produrre vini con evidenti difetti organolettici. Chi mangerebbe, se non costretto, un frutto immarcescito, anche se perfettamente “naturale”! Est modus in rebus.

Abbiamo buone competenze tecnico-scientifiche, ma non siamo né enologi né agronomi. Ci piace invece definirci “contadini specializzati” e siamo d’accordo con quanto dice un noto enologo, saggio e simpatico: “L’enologo si è fermato alla nozione che i vini bianchi devono avere perlomeno una acidità totale di sette grammi litro, mentre il contadino specializzato prende quello che la natura gli dà”.