Se hai mai guardato un olivo in piena estate, con le foglie che sembrano “stringersi” al caldo, capisci subito che l’acqua non è solo una comodità, è un linguaggio. E il punto, spesso, non è quanta acqua dai, ma come e quando la fai arrivare alle radici.
Il cuore del segreto: goccia e “curva asciutto/bagnato”
L’errore più comune è trattare l’olivo come una pianta da bagnare “un po’ e spesso”. In realtà, per avere un olivo forte, con radici profonde e una produzione più stabile, funziona molto meglio la curva asciutto/bagnato:
1) annaffiature abbondanti, che bagnano davvero la zona radicale,
2) seguite da un periodo in cui il terreno asciuga completamente.
Questo alternarsi aiuta la respirazione radicale, evita ristagni e spinge l’apparato radicale a esplorare più suolo. È un meccanismo quasi “educativo”: l’olivo impara a cercare acqua senza andare in stress.
Perché due ali gocciolanti fanno la differenza
Se c’è un’immagine semplice da tenere in mente, è questa: le radici non sono un punto, sono una rete. Per questo l’irrigazione a goccia con due ali gocciolanti, una a destra e una a sinistra della pianta, vicino alla proiezione della chioma, è spesso la soluzione più efficace.
Con due linee:
- bagni in modo più uniforme,
- riduci zone secche “a sorpresa”,
- accompagni l’espansione delle radici, anno dopo anno.
E sì, le ali vanno anche spostate gradualmente verso l’esterno man mano che l’olivo cresce, perché la parte più attiva dell’assorbimento si allarga.
Quale sistema scegliere (senza complicarsi la vita)
A goccia superficiale
Ideale per oliveti tradizionali e per chi vuole controllo e semplicità. Puoi usare gocciolatori da 2 a 16 l/h, modulando tempi e frequenza. È anche facile “leggere” il terreno, vedere dove bagna, correggere eventuali disuniformità.
Subirrigazione (ala interrata)
Molto interessante negli impianti intensivi (circa 300-400 piante/ha). Riduce evaporazione e porta l’acqua dove serve davvero. Qui però entrano in gioco due parole chiave: filtraggio e gocciolatori autocompensanti antiradicali (per evitare intrusioni di radici). Nei primi due anni, per piante giovani, può servire anche una irrigazione superficiale di soccorso per aiutare l’attecchimento.
Quando irrigare: i momenti che contano davvero
L’irrigazione efficace non è “estate = acqua”. È più sottile. I periodi critici, quelli in cui l’olivo si gioca fiori, frutti e olio, sono:
- fioritura
- allegagione
- primo sviluppo del frutto
- fase di accumulo dell’olio
Un dettaglio che cambia tutto: conviene iniziare quando il suolo ha ancora un po’ di umidità residua, così eviti lo stress improvviso che può ridurre allegagione e crescita dei frutti.
Per orientarti sui numeri, il fabbisogno massimo può arrivare a circa 2-3 mm/giorno. Su base stagionale, si parla spesso di:
- 350-600 mm/ha in intensivo
- 600-800 mm/ha in tradizionale
(ma vanno adattati a suolo, clima e varietà, perché l’evapotraspirazione cambia tutto).
Il metodo pratico: come capire se stai facendo bene
Se vuoi restare sul concreto, prova così:
- irriga fino a bagnare la zona radicale in profondità (non solo “rinfrescare” la superficie),
- poi fermati,
- riparti solo quando il terreno ha asciugato davvero.
Per non andare a sensazione, aiuta monitorare:
- umidità del suolo (anche con sonde, se vuoi precisione),
- risposta della pianta (turgore fogliare, crescita dei germogli),
- uniformità dell’impianto (pressione, occlusioni, portata reale).
Produzione e qualità: cosa cambia, davvero
Con una gestione corretta dell’acqua, spesso si ottiene:
- entrata in produzione più precoce,
- più infiorescenze e migliore allegagione,
- crescita del frutto più regolare fino all’invaiatura,
- meno alternanza produttiva e, in molti casi, resa molto più alta.
E c’è un plus strategico: con un deficit idrico controllato, puoi favorire anche la qualità, inclusi profilo aromatico e polifenoli, senza mettere la pianta in crisi.
Fertirrigazione: l’alleata che funziona solo se la tratti con rispetto
La fertirrigazione (acqua + fertilizzanti solubili) è potente, ma va gestita con criterio: analisi del suolo, diagnostica fogliare, dosi mirate. Usata bene, sostiene le funzioni fisiologiche e aiuta a stabilizzare la produzione, usata “a occhio” rischia sprechi e squilibri.
Errori da evitare (quelli che costano raccolto)
- irrigare poco e spesso, mantenendo il suolo sempre umido,
- sbagliare i volumi perché “sembra secco” in superficie,
- trascurare manutenzione, filtri, uniformità dei gocciolatori,
- dimenticare che in siccità prolungata serve irrigazione di soccorso,
- non adattare irrigazione a potatura, suolo e varietà.
Alla fine, il segreto non è far bere l’olivo, è insegnargli a usare l’acqua nel momento giusto. Quando lo fai, la pianta cambia passo, e te ne accorgi prima sulle foglie, poi sui frutti, e infine nel frantoio.




