Ti è mai capitato di entrare in casa con una pianta nuova, tutta fiera sul tavolo, e sentirti dire, quasi sottovoce, “Quella non si tiene in casa…”? Non è solo una frase da nonna: tra tradizione popolare, simboli e vecchie storie, alcune piante si sono portate dietro un’aura un po’ inquietante. E anche se non esiste un elenco “ufficiale” universalmente valido, certe associazioni tornano spesso, in Italia e fuori.
Prima cosa: davvero esistono piante “maledette”?
Parliamoci chiaro: non c’è una lista unica e condivisa di piante che portano sfortuna. Molte ricerche e articoli moderni parlano soprattutto di piante considerate di buon auspicio. Quello che invece sopravvive, e qui il punto diventa interessante, è un mosaico di credenze locali, legate a funerali, spine, legami “soffocanti”, o semplicemente a coincidenze tramandate come verità.
In altre parole, più che botanica, è Superstizione: un modo umano di dare un senso a ciò che non controlliamo.
Le piante che “non si mettono in casa”, secondo molte tradizioni
Ecco le più citate nei racconti familiari e nel folklore, con il perché (che spesso è simbolico, non scientifico):
Crisantemo
In Italia è legatissimo alla commemorazione dei defunti. Tenerlo in casa, per alcuni, “chiama” tristezza o lutto. Non è la pianta in sé, è l’immaginario che si porta dietro.Cactus e piante molto spinose
Le spine, nella lettura popolare, diventano metafora di tensioni, litigi, parole pungenti. In alcune case si evitano soprattutto in camera da letto o negli spazi “di relazione”, come soggiorno e cucina.Edera (in interno)
In certe credenze l’edera rappresenta legami che avvolgono e stringono: gelosia, dipendenze, rapporti complicati. All’aperto è spesso amata, dentro qualcuno la vive come “pesante”.Bonsai
Qui l’interpretazione è affascinante: la pianta “miniaturizzata” viene letta da alcuni come crescita bloccata, energia trattenuta, progetti che non decollano. Ovviamente è un simbolo, non una regola.Ortensia (a seconda delle culture)
Non è una credenza italiana uniforme, ma in alcune tradizioni viene associata a freddezza emotiva o solitudine. Se ti suona strano, è normale: cambia molto da zona a zona.
Il vero motivo per cui alcune piante possono “rovinare” la casa
Se togliamo la magia e accendiamo la luce pratica, la rovina domestica, quella vera, di solito arriva da tre fattori: tossicità, allergie e gestione dell’umidità.
1) Tossicità per bambini e animali
Alcune piante d’appartamento comunissime possono essere irritanti o tossiche se ingerite (soprattutto per gatti e cani). Tra le più “da maneggiare con criterio” ci sono molte Araceae, come dieffenbachia, filodendro e anche il pothos (paradossalmente spesso citato come portafortuna). Non significa “buttarle”, significa metterle fuori portata e informarsi.
2) Muffe e terriccio sempre bagnato
Una pianta troppo annaffiata non porta sfortuna, porta moscerini, cattivi odori e, nei casi peggiori, muffa. Il “malessere” che qualcuno attribuisce a energie negative spesso coincide con aria più pesante e umidità sbilanciata.
3) Pollini e profumi intensi
In case piccole o poco ventilate, specie molto profumate possono risultare fastidiose. Non è destino, è sensibilità individuale.
Se vuoi andare sul sicuro: alternative “di buon auspicio” e facili
Se l’idea di una pianta “storta” ti mette anche solo un granello di dubbio, scegliere specie tradizionalmente positive è un modo semplice per stare tranquilli:
- Pachira aquatica (associata ad abbondanza e prosperità)
- Tronchetto della felicità (Dracaena fragrans, simbolo di benessere domestico)
- Felce (protezione, energia “pulita” in molte tradizioni)
- Aloe vera (cura, protezione, utilità concreta)
- Bambù della fortuna (crescita, resilienza)
La conclusione che risolve il dubbio
Non esistono piante che, per legge universale, portano rovina. Esistono però piante che, per simboli culturali o per rischi pratici, possono diventare fonte di disagio. Se una specie ti ricorda lutto, conflitto o “peso”, cambiala senza sensi di colpa. In casa, alla fine, la vera fortuna è sentirsi bene, respirare meglio e guardare quel verde con piacere, non con sospetto.




