C’è un momento dell’anno in cui l’albicocco sembra “addormentato”, fermo, innocuo. E invece è proprio lì che può diventare fragile come vetro. Lo dico perché ci sono passato, un paio di tagli fatti con leggerezza, l’idea che tanto in inverno la pianta non soffra… e poi quella resina appiccicosa sul tronco, i rami che si seccano, il raccolto che cala. Da allora, quando si parla di potatura dell’albicocco, una cosa la metto subito in chiaro.
Il periodo da evitare, quello che “sembra comodo” ma è il peggiore
Tra dicembre e l’inizio o metà febbraio potare l’albicocco è una scommessa rischiosa. La pianta è in dormienza, sì, ma non è “protetta”. Le ferite dei tagli restano aperte più a lungo perché la cicatrizzazione è lenta, e in quel tempo possono succedere tre cose, spesso insieme:
- Gelate che bruciano i tessuti esposti
- Umidità persistente che trasforma il taglio in una porta d’ingresso
- Malattie e funghi che si infilano proprio dove la pianta è più vulnerabile
Il risultato non è solo estetico. Puoi ritrovarti con meno gemme fiorali, fiori più deboli, frutti più piccoli, e nei casi peggiori rami importanti che collassano.
La gommosi: quel segnale che non va ignorato
Uno dei campanelli d’allarme più tipici è la gommosi, quella fuoriuscita di resina ambrata che sembra una “lacrima” dell’albero. Non è un capriccio: è una risposta allo stress, spesso legata a ferite, freddo e attacchi patogeni. In pratica, l’albicocco sta cercando di isolare un problema.
Se vuoi capire il meccanismo generale dietro queste infezioni, vale la pena conoscere cosa sono i funghi, perché molte patologie del legno si comportano così, approfittano di tessuti esposti e umidi.
Anche autunno anticipato ed estate rovente possono essere una trappola
Non c’è solo l’inverno “proibito”. Due altri periodi possono creare guai, soprattutto se si esagera:
- Autunno troppo anticipato: un taglio importante può stimolare reazioni e squilibri, poi arriva il freddo e la pianta non ha il tempo di assestarsi.
- Estate calda: nell’albicocco la potatura estiva pesante è spesso sconsigliata, perché può indebolire la pianta e favorire crescita disordinata, oltre a stress idrico.
L’idea chiave è semplice: tagliare quando l’albero non può “rispondere bene” è come chiedere uno sforzo a chi ha la febbre.
Quando potare davvero, senza giocare alla roulette col meteo
Ogni giardino ha il suo microclima, però questi sono i momenti che in genere riducono i rischi.
| Periodo | Tipo di potatura | Perché funziona |
|---|---|---|
| Fine agosto-ottobre (dopo raccolta) | Principale (secca) | La pianta è attiva, le ferite guariscono meglio |
| Febbraio (post-freddo, prima delle gemme) | Moderata e prudente | Solo se inverno mite, occhio alle gelate tardive |
| Marzo-maggio | Potatura verde | Clima più asciutto, utile per arieggiare la chioma |
| Luglio-agosto (post-raccolta) | Verde leggera | Aiuta a gestire vigoria e alternanza produttiva |
Se vivi in una zona con gelate tardive frequenti, spostare i tagli più impegnativi verso dopo la raccolta è spesso la scelta più tranquilla.
Regole pratiche che salvano l’albero (e il raccolto)
Qui non serve fare i chirurghi, basta essere costanti e puliti:
- Non rimuovere più del 25% della vegetazione in una sola volta, l’albero deve continuare a fare fotosintesi senza andare in affanno.
- Usa forbici e seghetti affilati e disinfettati, il taglio netto cicatrizza meglio.
- Guarda le previsioni: se è annunciata una gelata, rimanda. Una notte può fare più danni di quanto immagini.
- Preferisci pochi tagli ben pensati, piuttosto che “ripulire” troppo.
Come capire se hai fatto danni (e cosa osservare subito)
Dopo una potatura sbagliata, i segnali arrivano spesso in sequenza:
- Crescita stentata in primavera
- Foglie gialle o rami che non ripartono
- Comparsa di resina su tagli o fessure
- Fioritura scarsa e frutti poco saporiti
La buona notizia è che l’albicocco è anche generoso, se lo rispetti nei tempi giusti. Evitare la potatura tra dicembre e metà febbraio non è una fissazione, è la differenza tra un albero che “regge” e un albero che, anno dopo anno, si spegne in silenzio.




